Perché USA ed Europa hanno votato “contro la Palestina” all’ONU

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Su Twitter e Facebook questa foto è virale. Indica la votazione del 22 luglio di una risoluzione ONU (sessione straordinaria del Consiglio Diritti Umani, approvata e adottata il 23 luglio) per “il rispetto del diritto internazionale in Palestina, inclusa Gerusalemme Est“.

Appare subito il No degli USA, unici contrari. Diversi astenuti ma molti di più a favore, tra cui Russia, Cina, India, Brasile. Nessuno in Europa, cosa che ha scatenato polemiche da parte di chi ha a cuore la questione palestinese. O più semplicemente, vorrebbe fine delle ostilità tra l’esercito israeliano e Hamas, con i civili vittime incolpevoli.

La front page della risoluzione è qui sotto, alla ricerca come dice il testo del “rispetto del diritto internazionale” nell’area.

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Un grafico aiuta a comprendere meglio la spaccatura nel Consiglio ONU. Da una parte gli Stati Uniti, di fatto alleati di Israele. Dall’altra gran parte dei Paesi emergenti, compresi i BRIC. Astenuta tutta l’Europa, che quindi dimostrerebbe apparentemente di non volere la pace e la fine delle ostilità in Palestina.

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Però. Però il testo percorre argomenti molto più dettagliati e specifici di una generica fine delle ostilità. Prima di tutto “riafferma il diritto all’auto-determinazione del popolo palestinese e la inammissibilità dell’acquisizione di terra con l’uso della forza”.

E qui arrivano subito i primi problemi, perché la risoluzione non tratta affatto in modo esclusivo le ostilità militari degli ultimi giorni. La parte evidenziata (sotto) riguarda le colonie israeliane nella West Bank, la Cisgiordania. Terra che Israele rivendica, che i palestinesi rivendicano. Un dramma complicatissimo, che fa parte della decennale situazione irrisolvibile e del conflitto israelo-palestinese.

Questa risoluzione difende l’auto-determinazione dei palestinesi contro il “colonialismo” israeliano. Ed è una presa di posizione netta, ma che soprattutto non riguarda il conflitto in corso.2

La risoluzione prosegue con un tono fortemente critico sia delle politiche di Israele che della sua attuale campagna militare nella Striscia di Gaza, di fatto mischiando argomenti diversi. Qui sotto si fa riferimento alla Israeli West Bank Barrier, il muro divisorio realizzato da Israele in Cisgiordania. E’ stato fatto in violazione delle norme internazionali? Forse ma non è argomento che riguarda il conflitto in corso, che tra l’altro si svolge in un luogo completamente diverso.

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La cartina sotto indica meglio questo fatto. A est la West Bank e il muro. A ovest la Striscia di Gaza, teatro dei violenti scontri di questi giorni in cui centinaia di civili hanno perso la vita. Israele è accusata di “colonialismo” a est, tema che prosegue da anni. Il fatto però non c’entra con il conflitto in corso a Gaza, a ovest. La risoluzione quindi assembla problemi e argomenti differenti, che andrebbero invece esaminati con più cura. Se non altro perché sono irrisolvibili dal 1947.

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Ancora: le posizioni contro le attività militari di Israele sono nettissime. Votare a favore di questa risoluzione richiede una posizione diplomatica che si allontana di parecchio dal dialogo tra le due parti. Non si chiede che le forze in campo cessino le ostilità per la costruzione di un processo di pace, ma che Israele paghi per le violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza. Non si fa alcun riferimento a Hamas, non si fa riferimento all’arsenale militare a disposizione dei combattenti o dei terroristi (a seconda del punto i vista) nella Striscia di Gaza.

E’ una posizione legittima ma ovviamente complicata dal punto di vista diplomatico.

 

5In conclusione: non è questa la risoluzione che avrebbe potuto terminare il conflitto in Palestina, se l’occidente avesse votato a favore. In particolare perché l’ONU, l’Assemblea Generale e i vari consigli interni non hanno alcun potere decisionale. Ciò che appare è soltanto il voto finale di USA e Europa, “contrari” alla Palestina, di fatto spalleggiando Israele nei suoi sanguinosi bombardamenti a Gaza. La realtà appare più complessa: a farci una buona figura mediatica sono Russia, Cina e gli altri Paesi a favore, che mostrano la loro volontà di difendere i diritti umani. Così dicono.

Edit 25/07/2014:

Sotto, la rappresentazione grafica delle votazioni dello stesso Human Rights Council nel 2012, per la situazione in Siria.

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