Fino alla fine, al 110 di viale Aventino

Scritto con Filippo Galeazzi

FullSizeRender (2)

Un tifoso della Capitale in preparazione alla finale

Seguire la Juventus da Roma ha un vantaggio: nei paraggi ci sarà sempre qualcuno pronto a gufare per la tua squadra. E questo mette di buonumore, prepara allo status pre-partita di un gobbo tipico.

Seguire la Juventus da Roma con un altro juventino è un’esperienza diversa. Aumenta la sindrome di accerchiamento, ti senti un po’ come il famoso panda in estinzione. Eppure per la Juve è stato l’anno che è stato.
Questo ha comportato 12 partite di Champions League, seguite tutte a Roma, seguite tutte tra amici panda e qualche gufo, ogni tanto.

I gironi. La fase in cui lo juventino segue il ritmo naturale delle stagioni e perde le foglie, pensa che sia tutto brutto, che anche quest’anno di schiaffi ne arriveranno, puntuali come l’inverno, a dicembre, e non cambia mai niente, ché poi anche se la prossima estate compriamo Cavani il salto di qualità non arriva. Ma Cavani non viene da noi se la Roma vince il campionato, accidenti.
Succede l’irreparabile e l’Olympiakos non ci batte. Per lo juventino romano è uno shock, è una presa di coscienza al contrario: pensavamo di avere delle certezze.

Alla fase a eliminazione, i gufi si fanno più presenti. Casa di amici, pub, hamburgeria: il modulo è sempre lo stesso: due contro tutti. Quasi ti viene da accarezzarli, provi tenerezza per loro. Non ti azzardi a sfottere che magari qualcuno ha vinto coppe importanti di recente, e Mourinho, e la squadra più forte del mondo, tanto vale tutto. Insomma, profilo basso e occhi su Padoin.
Pizze ordinate e portate: pizze con patatine e wurstel, da fuorisede vero e da stomaco che si prepara al secondo tempo del Bernabeu. C’è quello che ha fatto l’erasmus a Madrid e quindi Hala Madrid come se piovessero. Ma piove anche birra, birra con lo stemma della Champions e bicchieri contati. Salatini, patatine aromatizzate e altre porcate assortite.

La finale è il momento più indecifrabile. Sei il chiaro bersaglio degli sguardi dei tifosi cittadini, sei preso di mira, ma allo stesso tempo guardato con circospezione. Fino al giorno della finale la sensazione è quella di un avvenimento non concepibile per la tua mente: non solo non sei pronto a vedere la finale di Champions League, sei ancora meno pronto a farlo a Roma.
Non devi pensarci al dopo ma ci pensi, ci pensi eccome.

La finale sarà only panda, non per scelta ma per cause di forza maggiore, e va bene, è giusto così.
Pogba, rimbalzo sporco fuori dall’area, stop, poi… Ti svegli, è il 6 giugno. (Sei sudatissimo.)

IMA58958

Left to regain cabinet in Sweden, polls suggest

Originally published on YouTrend

8 years and two terms. That’s how long the center-right Swedish Alliance has been ruling: historically, it’s a unique case in the socialist, welfare-state modelled Nordic country. The current prime minister Reinfeldt of the Moderates has been in charge since 2006, with the considerable result of reaching the electoral percentage points of the Social Democratic Party. In fact, in 2010 the Moderates got 30% of votes at national elections: despite the socialists still were the main party, a new center-right coalition-based minority cabinet was possible.

1On sep. 14th Swedish people are called for the new election of the parliament, the Riksdag and apparently, things are going to change. What’s now the opposition (the left parties) appears to have more support than the Alliance. Actually, this time the left parties are not gathered together in the previous Red-Green coalition (left-wing party, green party and Social Democrats), rather they run separately, with the possibility of a new coalition if required.

The Red-Green Coalition has faced troubled years indeed. After the defeat of the 2006 elections, no sign of improvement was registered in the 2009 European Parliament vote. In 2010, the left parties got fewer seats than four years before. In fact, the only reason why since 2010 the Alliance has not been ruling with a parliamentary majority is the rise of the far-right party Sweden Democrats, who entered into parliament for the first time. In the last 2014 European elections, poor results for the center-right parties gave new hope for the left-wing movements, who have good chances to regain the cabinet with the social-dem leader Stefan Löfven.

3

But what are the social priorities according to the Swedish people right now? As the Eurobarometer 81 shows, welfare policies are seen as the crucial issue in the country, far more than issues like unemployment or financial situation. Climate, energy and education registered interest and good results, as they are part of the electoral campaign.

4

Immigration is one of the most sensitive issues for the Nordic country, as the rise of the xenophobic right-wing party is showing. The Sweden Democrats are taking advantage of the tricky situations in the suburbs of the main Swedish towns, where migrants and refugees hardly integrate. The far-right movement reached almost 10% of consensus in the last EU elections and it will probably confirm its good result in this occasion.

The Moderates are suffering this trend. They can now hope to get between 20 and 25% of support, but with a high risk especially for their center-right allies. Even if Sweden is a pure parliamentary democracy, the minimum threshold to get into parliament is 4%. It won’t be that easy for Center Party and Christian Democrats.

5

By taking into account the opinion polls issued by Ipso, Sifo and Novus in August, it is possible to graphically represent the simulation of the new Riksdag after the 2014 elections. The so-called Red-Green coalition might get 177 seats out of 349, which are enough for a majority cabinet. The Green Party and the Social Dems could form the new government alone, especially if the threshold hits some of the Alliance parties. The Swedish Democrats will surely increase their seats from the 2010 result. The feminist party, who reached a seat in the last EU elections, hardly will reach 4%.

Stefan Löfven, former unionist leader, will probably be the next prime minister of the Swedish kingdom. Voters will determine whether he will be supported by a minority coalition or a majority alliance.

 

Perché USA ed Europa hanno votato “contro la Palestina” all’ONU

res

Su Twitter e Facebook questa foto è virale. Indica la votazione del 22 luglio di una risoluzione ONU (sessione straordinaria del Consiglio Diritti Umani, approvata e adottata il 23 luglio) per “il rispetto del diritto internazionale in Palestina, inclusa Gerusalemme Est“.

Appare subito il No degli USA, unici contrari. Diversi astenuti ma molti di più a favore, tra cui Russia, Cina, India, Brasile. Nessuno in Europa, cosa che ha scatenato polemiche da parte di chi ha a cuore la questione palestinese. O più semplicemente, vorrebbe fine delle ostilità tra l’esercito israeliano e Hamas, con i civili vittime incolpevoli.

La front page della risoluzione è qui sotto, alla ricerca come dice il testo del “rispetto del diritto internazionale” nell’area.

1

 

Un grafico aiuta a comprendere meglio la spaccatura nel Consiglio ONU. Da una parte gli Stati Uniti, di fatto alleati di Israele. Dall’altra gran parte dei Paesi emergenti, compresi i BRIC. Astenuta tutta l’Europa, che quindi dimostrerebbe apparentemente di non volere la pace e la fine delle ostilità in Palestina.

ress

Però. Però il testo percorre argomenti molto più dettagliati e specifici di una generica fine delle ostilità. Prima di tutto “riafferma il diritto all’auto-determinazione del popolo palestinese e la inammissibilità dell’acquisizione di terra con l’uso della forza”.

E qui arrivano subito i primi problemi, perché la risoluzione non tratta affatto in modo esclusivo le ostilità militari degli ultimi giorni. La parte evidenziata (sotto) riguarda le colonie israeliane nella West Bank, la Cisgiordania. Terra che Israele rivendica, che i palestinesi rivendicano. Un dramma complicatissimo, che fa parte della decennale situazione irrisolvibile e del conflitto israelo-palestinese.

Questa risoluzione difende l’auto-determinazione dei palestinesi contro il “colonialismo” israeliano. Ed è una presa di posizione netta, ma che soprattutto non riguarda il conflitto in corso.2

La risoluzione prosegue con un tono fortemente critico sia delle politiche di Israele che della sua attuale campagna militare nella Striscia di Gaza, di fatto mischiando argomenti diversi. Qui sotto si fa riferimento alla Israeli West Bank Barrier, il muro divisorio realizzato da Israele in Cisgiordania. E’ stato fatto in violazione delle norme internazionali? Forse ma non è argomento che riguarda il conflitto in corso, che tra l’altro si svolge in un luogo completamente diverso.

3

La cartina sotto indica meglio questo fatto. A est la West Bank e il muro. A ovest la Striscia di Gaza, teatro dei violenti scontri di questi giorni in cui centinaia di civili hanno perso la vita. Israele è accusata di “colonialismo” a est, tema che prosegue da anni. Il fatto però non c’entra con il conflitto in corso a Gaza, a ovest. La risoluzione quindi assembla problemi e argomenti differenti, che andrebbero invece esaminati con più cura. Se non altro perché sono irrisolvibili dal 1947.

we

 

4

Ancora: le posizioni contro le attività militari di Israele sono nettissime. Votare a favore di questa risoluzione richiede una posizione diplomatica che si allontana di parecchio dal dialogo tra le due parti. Non si chiede che le forze in campo cessino le ostilità per la costruzione di un processo di pace, ma che Israele paghi per le violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza. Non si fa alcun riferimento a Hamas, non si fa riferimento all’arsenale militare a disposizione dei combattenti o dei terroristi (a seconda del punto i vista) nella Striscia di Gaza.

E’ una posizione legittima ma ovviamente complicata dal punto di vista diplomatico.

 

5In conclusione: non è questa la risoluzione che avrebbe potuto terminare il conflitto in Palestina, se l’occidente avesse votato a favore. In particolare perché l’ONU, l’Assemblea Generale e i vari consigli interni non hanno alcun potere decisionale. Ciò che appare è soltanto il voto finale di USA e Europa, “contrari” alla Palestina, di fatto spalleggiando Israele nei suoi sanguinosi bombardamenti a Gaza. La realtà appare più complessa: a farci una buona figura mediatica sono Russia, Cina e gli altri Paesi a favore, che mostrano la loro volontà di difendere i diritti umani. Così dicono.

Edit 25/07/2014:

Sotto, la rappresentazione grafica delle votazioni dello stesso Human Rights Council nel 2012, per la situazione in Siria.

syria

Come iscriversi a Netflix in Italia

Aggiornamento: questo post è stato pubblicato nel giugno 2014, quando Netflix non era ancora disponibile in Italia. Oggi è possibile abbonarsi attraverso il sito ufficiale. Buona visione!

Netflix è un popolare servizio di streaming a pagamento. E’ nato negli Stati Uniti e si è diffuso in mezzo mondo, Europa compresa. A pochi dollari al mese offre una lista pressoché illimitata di film e serie tv: alcune di queste, come House of Cards e Orange is the New Black, sono state realizzate proprio da e per Netflix.

In Italia però non è disponibile: al contrario, nel nostro Paese sono stati attivati di recente alcuni servizi di streaming alternativi da media companies italiane. Su YouTube, il famoso Yotobi ha realizzato un video ironico ma molto preciso sul tema.

Solo che iscriversi a Netflix dall’Italia è possibile, bastano 2 minuti.

Per prima cosa serve accedere a Hola.org. E’ un proxy facilissimo da utilizzare.

hola

che infatti mette in bella vista recensioni di media rinomati, anche per darti l’idea che no, non sei sul solito sito clandestino para-legale.

recBasta premere Start. Se usi Chrome, Hola sarà un’applicazione direttamente disponibile sul tuo browser. Se usi Internet Explorer, basta scaricare il programma. Esistono alternative a Hola: Unlocator, Hidemyass.. sono tante, ma Hola è la più veloce e intuitiva.

A quel punto è sufficiente accedere attraverso Hola al sito di Netflix. Accedendo attraverso un Paese in cui Netflix è disponibile (ad esempio, gli USA) basta digitare netflix.com

net

Il sito andrà dunque a raggiungere Netflix attraverso gli Stati Uniti

loa

E in un attimo sarete connessi al sito. Se notate che la connessione è lenta, potete provare un altro server, cliccando in alto a destra.

houIl più è fatto. Ora è sufficiente registrarsi a Netflix cliccando su Start (in promozione c’è un mese gratis all’abbonamento)

dispUna volta selezionato il piano di abbonamento e il metodo di pagamento, siete ufficialmente dentro Netflix.

EP2014: Who are the Non-Inscrits and the eurosceptic parties?

EP election followers saw this chart resembling the predicted seats of the European political groups in the new Parliament. It’s by Electionista and there are many websites and twitter accounts on the same line.

ep

It’s fascinating: even now you can have a fair estimate of the new parliament: you can see that social democrats and popular parties will have pretty much the same seats, that lib-dems and left-wing movements will have a good result, you can see the seats for the conservatives, the greens, the euroskeptics…

But what’s NI? It means Non-Inscrits, it comprises all of the European parties who did not ally with others. It’s not that simple indeed: you need 25 MEPs from 7 different countries to form a group. And a group has access to funds, committee seats… But it must be ideologically tied, it cannot comprise fascists and greens, sort to speak.

The fact is that the Non-Inscrits (or Non-Attached Members) could get 60 to 100 seats, according to the last polls: the third “group” in the Parliament, as Electionista predicts. And possibly, some of them could actually come together in a new eurosceptic alliance. But who are they?

Here you have a country-by-country list of all of the parties who have not an international alliance at the time, and that could get in the new EP. You’ll see who they are and wheter they would join the new group or not.

*Predictions of seats for a single party are my own based on data by Electionista

GERMANY

Logo of the Alternative for GermanyAlternative for Germany (5 seats ca.): Not against Europe but against euro currency, ideologically liberals and conservatives. Not in the new anti-EU alliance.

FRANCE

Logo Front National.svgNational Front (20 seats ca.). The far-right movement is one of the most supported parties in France right now. It is the heart of the possible new inter-state alliance.

UNITED KINGDOM

British National Party.svg British National Party (1 seat ca.). UKIP is in the EFD group. So is not for BNP, more right-wing than UKIP. It could elect a MEP but there would be no space for him/her in the new group.

ITALY

Logo M5S5 Star Movement (20 seats ca.). It was founded by Italian comedian Beppe Grillo, who refused dialogue with Marine Le Pen for the new alliance. Together with French National Front, 5SM would be the biggest party among Non-Inscrits.

SPAIN

Unión Progreso y Democracia logo.svg Union Progress and Democracy (5 seats ca.). It is definitely not a right-wing party and it will not join Le Pen or Wilders.

NETHERLANDS

Logo PVV.png Party for Freedom  (4 seats ca.). Geert Wilders is one of the biggest sponsors of the new alliance.

BELGIUM

Vlaams belang logo.png Flemish Interest (1 seat ca.). It’s the nationalist party in the dutch-speaking region of Belgium and there are friendly relations with Le Pen.

CZECH REPUBLIC

Logo of Action of Dissatisfied Citizens Action of Dissatisfied Citizens (5 seats ca.). It is a eurosceptic but not right-wing party, so there are doubts for it to be part of a right-wing alliance

GREECE

 The River (3 seats ca.). It’s a new-born movement created by the former journalist Theodorakis but it has nothing to do with right-wing parties

Chrisi Avgi Logo.svg Golden Dawn (3 seats ca.). It’s probably the most famous of all of the non-inscrits but at the same time it has poor chances for an inter-state alliance.

HUNGARY

Jobbik Magyarországért Mozgalom.png Movement for a Better Hungary (4 seats ca.). “Radically patriotic” and far from Wilders and Le Pen.

SWEDEN

BlåsippaSweden Democrats (2 seats ca.). It’s the nationalist party of the country and it’s tied with Le Pen and Wilders by the EAF alliance.

AUSTRIA

Logo of Freedom Party of Austria.svg Freedom Party of Austria (4 seats ca.). The right-wing movement could take part to the new group.

BULGARIA

Bulgaria Without Censorship (2 seats ca.) is another party founded by a former journalist but it does not seem to have anything to do with right-whing policies.

px200 Attack (1 seat ca.). The Bulgarian nationalist party does not seem compatible with traditional right-wing parties.

In the other countries, Non-Inscrits will have less chance of success.

To sum up: there could be 31 MEPs who could come together under the umbrella of the European Alliance for Freedom. The other 49 MEPs of the list above more will hardly succeed to form a group. To their addition (80) you should add lots of other minor parties that could either elect a single MEP or not succeed at all. With the abolition of the national threshold in Germany, there are at least 5 parties in this position. So you get to Electionista’s 92 NIs.

But this analysis aimed to divide those 92 MEPs. This could be the result:

newnew

 

*By Electionista analysis – march 2

Note that Italy’s Northern League made a deal with Marine Le Pen and will join the new group, leaving EFD.

From now on, I will update this page by taking into account the possible new group. This makes things a bit clearer, as the Le Pen’s new group will probably assemble in a new rally: what I called EAF, after the name of the European party founded in 2010.

At the same time, you can see that NIs are still far from being a united group. It comprises Greece’s Golden Dawn but also German anti-euro liberals and Spanish democrats, for instance. So when you see NI in the lower right of the EP map, do not necessarily think “they are all dangerous nazis”.

Un bimbo salvo con un cuore stampato in 3d? Non proprio

Il 26 febbraio l’ANSA ha pubblicato online questo articolo: parla del fatto che a Louisville, Kentucky un cuore stampato in 3d avrebbe salvato la vita di un bambino. La fonte è il quotidiano locale Courier-Journal. Non ci sono però link all’articolo originale; sono presenti delle foto (senza crediti) relative al bimbo in questione e al cuore realizzato su stampa 3d. Come questa (a bassa risoluzione, bisogna dire):

cuo

Quindi siamo a una svolta storia nella chirurgia? Non proprio: il modello del cuore in 3d sarebbe solo servito come elemento di studio per intervenire poi nel corpo del bimbo: non è stato impiantato dentro di lui. L’operazione ha in seguito avuto successo.

Il modello mi ha aiutato ad effettuare l’intervento con una procedura che non mi sarebbe mai venuta in mente – spiega il chirurgo – con una grande riduzione dei tagli e delle suture necessarie e quindi del tempo di intervento.” Questa parte è presente nell’articolo ANSA, che forse non è chiaro in partenza.

Questo causa ulteriore confusione, attraverso la diffusione esponenziale della notizia via altri media in Italia. Ne parla il Mattino di Napoli copiando parola per parola la notizia ANSA. La stessa cosa fa il Messaggero. Ne scrive TGCom24, ne scrive il Sole 24 Ore. Solo che i titoli sono: Il cuore stampato in 3d salva un bimbo di 14 mesi; Cuore stampato in 3d salva un bebè; Roland, il bimbo di 14 mesi salvato da un cuore stampato in 3d.

Beh, un attimo. Non è esatto no?

Come sia arrivata in Italia la notizia non si sa ma il link che l’ANSA non inserisce dovrebbe essere questo: Child’s heart fixed at Kosair Children’s Hospital with help of 3-D printing, scrive Chris Kenning per il Courier-Journal di Louisville, Kentucky il 24-02. Un giornale locale appunto, diciamo pure sconosciuto ai più, che ha però l’onestà necessaria per scrivere nel titolo che la stampa in 3d ha aiutato a curare il cuore di un bimbo.

Ne parlano anche qui e qui.

Ma in Italia se ne parla diversamente. E allora Italia Salute titola Un Cuore stampato in 3d, la sempre affidabile(?) Fanpage Bimbo di 14 mesi salvato grazie a un cuore stampato in 3d, Today.it Roland, bimbo di 14 mesi salvato da un cuore stampato in 3d.

Ovviamente tutti scrivono che a dare la notizia è il Courier-Journal, ovviamente nessuno mette il link del quotidiano locale americano, dato che tutti hanno letto la notizia su Ansa.it o sull’Adn Kronos.

Quasi tutti scrivono “tra le righe” nell’articolo che no, il cuore non è stato impiantato ma nessuno lo fa nel titolo: per tutti è una svolta straordinaria nella medicina e nella chirurgia. Può venire il sospetto che l’importante sia solo cliccare sul link dell’articolo, no? Tutto questo improvviso interesse dei media italiani per le sperimentazioni mediche non è molto chiaro.

Chris Kenning, il reporter autore dell’articolo per il Courier-Journal, ha un account su twitter e ha pubblicato il link del pezzo in questione il 22-02. Un solo tweet: poca pubblicità per la scoperta del secolo.

Ma sul Courier la foto ha una risoluzione migliore di quella dell’ANSA, va detto.

cu

Aggiornamento 15.05:

Fanpage parla di nuove frontiere della chirurgia su twitter.

Europe has a long-term unemployment problem

Data source: OECD

What is long-term unemployment?

It’s the share of unemployed people who cannot find a job for 12 months or more, and it represents one of the biggest issues in terms of labor market and economic performance for the involved countries. Of course it’s a dramatic social malaise as well: “It’s one thing to lose a job, but it’s another not to be able to manage“.

If one considers total unemployment in 2012, the OECD countries have an average value of 34.3% for long-term unemployment. That is to say, more than one unemployed out of three cannot find a job for a year or more. But while USA is under 30% and South Korea is impressively around 0%, Europe shows the main problems.

ltuThis infographic shows the long-term unemployment percentage in Europe, 2012. The more a country is dark, the more it has l.t. unemployed. The minimul value is in Norway, 8.7% for non-EU country though. The maximum value is not in Greece as one might expect, rather in Slovakia with 63.7%. This means that the greatest part of the country’s unemployed people have been suffering that particular condition for a too long time.

It’s 53% in Italy, 45.5% in Germany, 44.5% in Spain, 40% in France, 34.8% in UK. As one can realize, the main European countries are far from being immune from this situation, and not only are anti-unemployment policies important, but more and more long-term unemployment needs to be tackled too.

Yes, young are hit hardest by crisis and job loss in Europe

That’s a fact.

In the previous post I analyzed the job loss at the European level, in terms of overall unemployment. Here I just consider the young (15-24), to prove that if you look for someone who’s been particularly hit by the crisis in Europe, you need to look at them.

This was the overall unemployment difference rate in Europe, before and after the 2008 crisis (if Southern Europe has any sign of the end of it):

urr

That is: 6 years later, +6% in Italy, +1 or 2% in Northern Europe, and so on.

Now the next one only considers the 18-24:

new

The previous colors were not enough. It’s +5% in Netherlands, +6.4 in UK, +7.6 in France, +33.8% in Spain. This means that right now 54% of young spaniards cannot find a job. Plus, not only are data dramatic, but many young adults don’t seek  a job anymore  and they aren’t part of this numbers. There is big concern at the international level for this situation in Southern Europe: the World Bank talks about the “lost generation because of poor job opportunities.

But what if one compares the youth unemployment to the general one, in terms of intergenerational equity? What if we look at the differences between overall job loss and young job loss?

Let’s take the case of France. While in 6 years the general unemployment rate rose 3.4%, the youth one rose 7.6%. That’s a 4.2% difference and yes, analyzing data coming from different contexts is not correct, but it gives the idea of an additional intergenerational gap at the expense of the young.

What happens if one considers the whole EU in this light?

mamaIn red and dark red you can see the countries where young are hit the hardest, as they lost far more jobs in comparison to the general unemployment rate.

Of course, that blue state right in the middle is Germany: the only country in the EU where, after 6 years of global economic crisis, young jobseekers are less than before.

dif

There’s a reason for this: in fact, one should always consider the quality of job opportunities, rather than just thinking in black and white. And there is big concern in Germany and in Europe for the German mini-jobs: that is less unemployment but still widespread insecurity.

Trends are good right now and economy is in recovery, but years of crisis carried out a dramatic effect: the young now are expected to face more difficulties to find a job than before, only because of their own age.

How global unemployment has changed after the 2008 crisis

Data source: tradingeconomics.com

ur

World hasn’t run the same way in the past years. Although the most developed countries soffered the consequences of the financial crisis, a large part of the developing world made progress in terms of GDP and job opportunities.

This infographic does not display the best countries where to look for a job: it shows which countries did have the best results in terms of unemployment percentage, in the period 2008-2014; and which the worst. In blue, you can see states where the % of unemployment rate got better; in red, where it got worse. Another important note: states with the same percentage not necessarily have the same unemployment rate. To be clear: UK (+1.8% in these 6 years) has a 7.4% as unemployment rate. Ukraine improved (-0.7%) but it’s still at 7.6%. We are looking at trends, rather than steady data.

These trends don’t mean that blue countries necessarily improved their working conditions or got higher salaries. However, they show how dozens million people found a job, in the period that the Western world use to call ‘collapse‘ or ‘depression’. The best results can be found in India (-4.2% in terms of unemployment), Brazil (-3.3%) and not surprisingly Germany (-3.1%). USA had a rising unemployment after 2008, but now America reduced its percentage loss to 1.7%

As you can see, some states on the map are omitted: it’s the case for countries in war in the past years or right now (Afghanistan, Syria, Libya) or for countries with insufficient data for a comparative analysis (the greatest part of Africa).

Perhaps, the most interesting considerations may be made regarding Europe:

urr

Germany is the extraordinary exception in the old continent, with 3 percentage points gained in terms of unemployment since 2008. UK and Scandinavia are OK, but Southern Europe had a job loss explosion: 6 points in Italy, 17,5 points in Spain, 19,5 in Greece. Not even France is at the 2008 level.

However, if you look at another part of the globe, you can find a completely different situation:

urrr

There is no Southern American country where unemployment got worse: from Chile to Venezuela, in every state the unemployment percentage changed for the best. Once more, this does not mean that Argentina, for instance, has an outstanding economic performance.

And what about Asia?

urrrr

Pretty blue, again. China had no variation between early 2008 and now (obviously data fluctuate during the time range). Better results are signed by India, but also by Indonesia, Turkey and a large part of the former Soviet Union.

So yes, it’s been for sure a hard time for USA and Europe, but world has changed differently in other areas and regions. In some cases for the best.

Addition: the USA map state by state

us